La comunità educante: dal territorio nuove reti per affrontare le sfide sociali

La comunità educante: dal territorio nuove reti per affrontare le sfide sociali

Come si costruisce oggi una comunità capace di educare, sostenere e prendersi cura dei propri cittadini?

Da questa domanda è partito l’incontro pubblico “La comunità educante: l’esperienza del progetto CAP”, che ha riunito a Villa Longoni scuole, associazioni, volontari, operatori sociali e cittadini per condividere riflessioni, metodologie e strumenti a partire dagli spunti offerti dal progetto, un percorso durato oltre due anni e dedicato al rafforzamento delle reti educative e sociali del territorio

L’iniziativa, promossa nell’ambito del progetto CAP – Codici di Avviamento Partecipativo, un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ha messo al centro l’idea che la comunità educante non sia solo la scuola o il sistema dei servizi, ma l’insieme delle relazioni, degli spazi e delle esperienze che ogni giorno contribuiscono alla crescita delle persone.

Il progetto ha lavorato soprattutto sul miglioramento della qualità delle relazioni tra i soggetti che operano nella comunità, attraverso incontri, laboratori, passeggiate nei quartieri, attività con i bambini e momenti di confronto tra realtà locali. Un percorso che ha promosso e facilitato di far emergere nuove letture del territorio e di rafforzare le connessioni tra le organizzazioni e i cittadini coinvolti.

Durante l’incontro sono stati presentati i processi e le attività del lavoro svolto attraverso cartoline, mappe e racconti delle esperienze realizzate, strumenti che restituiscono in modo concreto il percorso fatto e che raccolgono le intuizioni nate durante il progetto.

Tra gli interventi più significativi, quello dello psicosociologo, formatore ed esperto di welfare e processi partecipativi Gino Mazzoli, che ha invitato a leggere il lavoro di comunità dentro le profonde trasformazioni sociali in atto.

«Siamo dentro una piena che sta arrivando molto forte – ha spiegato –. Se continuiamo a parlare di welfare come prima della piena rischiamo di non capire cosa sta cambiando davvero. Oggi è fondamentale costruire squadre e alleanze tra le realtà del territorio per riuscire a tenere insieme le comunità».

Secondo Mazzoli, le fragilità sociali stanno cambiando rapidamente: accanto alle difficoltà economiche crescono solitudini, fragilità psicologiche e indebolimento delle reti sociali. In questo contesto il lavoro di comunità diventa uno strumento essenziale per ricostruire fiducia e legami.

«Le comunità non cambiano perché qualcuno fa un discorso – ha sottolineato – ma quando le persone fanno esperienza insieme: camminando nei quartieri, costruendo mappe, partecipando ad attività condivise. È attraverso queste esperienze concrete che si riaprono spazi di relazione».

Uno degli elementi più significativi del progetto è stato lo sguardo dei bambini sul territorio. Attraverso laboratori e attività di esplorazione del quartiere, gli studenti hanno raccontato i loro luoghi del cuore e ciò che vorrebbero migliorare nel contesto in cui vivono.

Dalle loro parole emergono bisogni semplici ma profondi: spazi pubblici più curati, meno traffico e inquinamento, luoghi dove sentirsi sicuri e poter giocare. «Prima c’era un prato grande dove andavo a giocare – ha raccontato una bambina –. Era molto bello, ma adesso dovrebbe essere pulito e sistemato».

Le attività con le scuole hanno portato anche alla realizzazione di cartoline della comunità, che raccolgono disegni, immagini e riflessioni sui luoghi vissuti quotidianamente. Un modo simbolico per raccontare il territorio attraverso gli occhi di chi lo abita e per condividere uno sguardo collettivo sul quartiere. Il percorso ha permesso inoltre di rafforzare le relazioni tra molte realtà locali e di creare nuovi collegamenti tra esperienze già presenti sul territorio, aprendo nuove piste di lavoro condivise.

«Le piccole azioni nei quartieri possono sembrare poca cosa – ha concluso Mazzoli – ma se vengono collegate tra loro diventano fondamentali per tenere insieme una comunità. È da queste esperienze che possono nascere nuove forme di welfare e nuove possibilità di partecipazione».

L’incontro di Villa Longoni rappresenta quindi non solo un momento di restituzione, ma anche un punto di partenza per continuare a costruire una comunità educante capace di mettere in relazione persone, esperienze e territori.

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Capofila Consorzio Comunità Brianza
Parter: Comune Di Desio, Comune di Cesano Maderno, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Tre Effe Cooperativa Sociale Onlus, Consorzio Desio – Brianza, Carrobiolo 2000, Buenavista Cooperativa Sociale, Parrocchia S.Giorgio Martire, Associazione Comitato San Giorgio di Desio, AssociazioneShaulaAPS e Casa delle Donne – Desio
Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org

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