Carola
Carola Invernizzi è un’operatrice sociale che lavora nei Centri di Accoglienza Straordinaria e in un appartamento per Minori Stranieri Non Accompagnati. Attraverso le sue parole emerge uno sguardo critico ma profondamente umano sul sistema dell’accoglienza, fatto di limiti strutturali, responsabilità condivise e possibilità concrete di cambiamento. Un racconto che parla di cura, consapevolezza e del valore reale che anche piccoli interventi possono avere nella vita delle persone.
Racconta il tuo lavoro in breve
Sono un’operatrice sociale che si occupa sia di unità abitative del CAS (centri di accoglienza straordinaria) che ospitano nuclei famigliari, sia di un appartamento che ospita Minori Stranieri Non Accompagnati.
Perché fai quello che fai? Qual è il valore del tuo lavoro per te?
Ho scelto questo lavoro (o lui ha scelto me) perché ho il privilegio di possedere dei documenti e un passaporto più forti rispetto a quelli di altre persone (sia minori che adulte). E queste altre persone non devono essere lasciate sole: in questo la qualità di cura e intelligenza collettiva fa la differenza nel nostro lavoro. Di fronte ad un sistema che mette al margine solo per il colore della pelle e per le condizioni socio-economiche meno fortunate, trovare e condividere degli strumenti, offrire delle possibilità/alternative, studiare dei percorsi educativi specifici non cambierà il sistema, ma la vita delle persone sì. Tenendo sempre come faro la consapevolezza e la maggior libertà possibile. Sono molto critica verso il sistema ma esistono cose che mi rendono felice, cose che già esistono e cose che si possono realizzare. E le prendiamo!
Che cosa vorresti che cambiasse nella tua quotidianità lavorativa?
Sicuramente mi piacerebbe che i fondi destinati a servizi come il nostro fossero più ingenti così da poter immaginare dei percorsi e dei progetti ancor più di senso e semplicemente più belli. Poi mi piacerebbe, il che dipende – non sempre ma nella maggior parte dei casi – dal tipo di progetto e servizio, lavorare sempre con una prospettiva e non alla giornata.
E invece cosa vorresti che migliorasse in termini sociali o per le persone di cui ti occupi?
Molte delle cose che nel passato desideravo cambiassero stanno già cambiando, in parte. Ma i processi sono lenti e saper leggere il presente è un esercizio tosto. In generale vorrei cambiasse il modo di guardare “queste persone”, il filtro “automatico” e depersonalizzante con cui sono viste e poco guardate.




